Scorrono storie e nomi

La Strada di SE l’ho letto senza mai interrompermi perché mi faceva intravvedere molto di più di quello che racconta e lo inseguivo per vedere dove andava a parare.
Questo pezzo di storia in Repubblica Centro Africana (RCA) mostra il privilegio che una piccola Comunità ha avuto nel 1988 quando ha incontrato e vissuto per due anni con una persona occidentale che in RCA ha avviato e costruito relazioni, sapendo che le relazioni per diventare stabili e produttive richiedono rispetto, tempo, pazienza e una lentezza indispensabile per avere e dare fiducia. Quindi relazioni con attese e pause ma sempre senza abbandono.
Questo è il sottofondo, impercettibile, delle vicende che si leggono e che coinvolgono più generazioni nella RCA. E’ un libro che si legge volentieri, curioso e non leggero ma dotato di saggia leggerezza.
Scorrono storie e nomi Celestin Dimanche, il saggio che rimane per sempre maestro di dignità e coraggio; Kiky, che ama la storia del suo popolo ma vuole crescere e si impegna.
L’infermiere musulmano Seleman che incontra una donna cattolica ed entrambi emanano sicurezza e semplicità e poi Celestin Bawa e Celestine Eremi, la tragica figura di Misya Amos.
Persone con storie di vita e di morte in un Paese dove, se non ci vivi, ti e’ impossibile credere che ciò che leggi sia vero. Per questo non sai dove si va a parare, leggendo, perché sono storie di persone e di un Paese che gli Autori conoscono e quindi sai che sono vere ma ti domandi come questo possa succedere.
Tocchi con mano, attraverso le vite anche gioiose e ricche di queste persone, come lo sfruttamento della RCA da parte di quel mondo che vede solo il profitto, consenta che si scatenino le peggiori caratteristiche degli esseri umani, mercenari al servizio di questi sfruttatori ma anche di come la forza della vita sia sempre più forte.
Non si legge di un’esperienza missionaria dove, spesso, si portano valori occidentali ma si trova un’esperienza di solidarietà civile da parte di alcuni e di crescita personale e sociale di giovani centro africani. Alcuni di questi hanno creato un Collettivo che vive e continuano a farci sapere con i loro scritti e immagini i loro obiettivi, le loro speranze e la loro visione di futuro.
Fa bene sapere che si può vivere e non solo sopravvivere e questo e’ il privilegio che noi occidentali abbiamo di averli incontrati o direttamente o attraverso questo importante serio e gradevole libro.

Ivana. T.