LE CONSEGUENZE DELLA CRISI CENTRAFRICANA SULL’AGRICOLTURA E SULL’ALIMENTAZIONE

“E’ meglio andare a morire in battaglia che restare e morire di fame nel paese”, così l’autore chiude questo articolo che si occupa di analizzare la crisi agricola centrafricana che dura da oltre un lustro. Come evidenziato dalla frase virgolettata, la crisi alimentare viene anche individuata come una delle principali motivazioni per cui i giovani dei villaggi si sarebbero aggregati ai gruppi ribelli.
Durante questa crisi datata 2013-2019, numerosi fattori hanno portato all’esaurimento degli stock alimentari e ad una dipendenza maggiore dagli aiuti umanitari. Reiterati anni di produttività ridotta associati alla perdita di potere d’acquisto hanno portato ad un forte calo della produzione agricola, così come un consumo alimentare inadatto ed insufficiente da parte della popolazione vulnerabile.
La persistenza dell’insicurezza nel Paese resta la causa principale che disturba i mezzi di sussistenza agricoli delle famiglie, in particolare delle famiglie profughe, dei rimpatriati e delle famiglie dell’accoglienza. I movimenti forzati della popolazione e l’affondo delle strutture socio-economiche di base hanno impedito alle famiglie di riprendere le loro attività agricole. Questo ha portato un forte calo del livello di produzione che conduce le popolazioni vulnerabili ad adottare dei meccanismi di sopravvivenza pericolosi. I deficit di produzione sono inferiori confronto ai livelli precedenti la crisi del 2013. Questi deficit sono principalmente dovuti all’indisponibilità dei cereali in certe regioni affette dall’instabilità che intralcia l’accesso ai campi e che ostacola la circolazione delle persone e dei beni.
Da Novembre 2017, i prezzi degli alimenti di base sono aumentati, specialmente per il riso, il sorgo, il mais e la manioca. In più, l’irregolarità delle precipitazioni, la degradazione del suolo, la legionaria dell’autunno che nuoce alla coltura del mais e anche i movimenti di transumanza sono altri fattori che influenzano l’insicurezza alimentare e la malnutrizione. I movimenti di transumanza appaiono difficili in certe zone del nord-ovest, generando tensioni tra pastori ed agricoltori. Questa situazione esacerba delle tensioni interne alle comunità già presenti, le quali portano spesso a conflitti armati. La ripresa di movimenti di transumanza regolari è legata al ristabilimento della sicurezza nel paese. Così, è essenziale mettere in atto degli interventi in favore del dialogo interno alla comunità e della coesione sociale al fine di ridurre i rischi di conflitti legati alla transumanza.
Considerando che lo sviluppo di un paese passa dalla terra e quindi dall’agricoltura, sarà doveroso, a mio avviso, effettuare una buona politica per sostenere gli agricoltori, poiché la più grande crisi centrafricana, secondo me, è la fame e quindi non si può parlare di pace senza risolvere la questione della fame.
Io sono una giovane centrafricana e ho conosciuto dei fratelli che hanno deciso di diventare ribelli Balaka che dicevano: “E’ meglio andare a morire in battaglia che restare e morire di fame nel paese (Berberati)”. Pensano che la guerra offrirà loro delle possibilità, dal momento che sono analfabeti. Ci sono molte cose che si dovranno sviluppare in futuro.

Durant cette crise 2013_2019, nombreux facteurs ont entrainé l’épuisement des stocks alimentaires et une dépendance accrue à l’aide humanitaire. Des années consécutives de production réduite, associée à la perte du pouvoir d’achat ont entrainé une forte baisse de la production agricole ainsi qu’une consommation alimentaire inadaptée et insuffisante des populations vulnérables.
La persistance de l’insécurité dans l’ensemble du pays demeure la cause principale qui perturbe les moyens d’existence agricoles des ménages, en particulier des familles déplacées, des rapatriés et des familles d’accueil. Les mouvements forcés des populations et l’effondrement des structures socio-économiques de base ont empêché les familles de reprendre leurs activités agricoles. Cela a entrainé une forte baisse du niveau de production ayant conduit les populations vulnérables à adopter des mécanismes de survie dangereux. Les déficits de production sont inférieurs comparés aux niveaux antérieurs à la crise de 2013. Ces déficits sont principalement dus à l’indisponibilité des céréales dans certaines régions affectées par l’insécurité qui entrave l’accès aux champs et aux marchés et qui perturbe la circulation des personnes et des biens.
Depuis novembre 2017, les prix des aliments de base ont augmenté, notamment pour le riz, le sorgho, le maïs et le manioc. De plus, l’irrégularité des précipitations, la dégradation des sols, la légionnaire d’automne qui nuit aux cultures de maïs, ainsi que les mouvements de transhumance sont également des facteurs influant sur l’insécurité alimentaire et la malnutrition. Les mouvements de transhumance demeurent difficiles dans certaines zones du nord-ouest, générant des tensions entre pasteurs et agriculteurs. Cela exacerbe des tensions intercommunautaires déjà présentes, ce qui aboutit souvent à des conflits armés. La reprise des mouvements de transhumance réguliers est liée au rétablissement de la sécurité dans le pays. Ainsi, il est essentiel de mettre en place des interventions en faveur du dialogue intercommunautaire et de la cohésion sociale afin de réduire les risques de conflits liés à la transhumance.
Etant donné que le développement d’un pays passe par la terre et dont l’agriculture, il serait impérieux a mon Avis de mettre en place une Bonne politique pour soutenir les agriculteurs car la plus grande crise Centrafricaine selon moi C’est la faim et donc on peut pas Parler de la paix sans penser a éradiquer la faim.
Je suis un jeune Centrafricain et j’ai connu des frères qui ont décidé de devenir Rebel Balaka en disant : C’est mieux d’aller mourir dans la bataille que de rester et mourir de faim dans la ville (Berberati). Ils pensent quand a eux la guerre leur offrira deux possibilité vue qu’ils sont analphabètes.